Non è un paese per giovani

Ho aperto questo blog perché sentivo il bisogno di dire delle cose e non avevo la possibilità di farlo.
Più passano i mesi dalla laurea, più le speranze di trovare un lavoro per cui ho studiato si affievoliscono e aumenta la paura di aver buttato al vento anni di sacrifici e soldi, tanti soldi. Poi mi dico che l’università è anche altro: è un’esperienza di vita che dà tanto, che insegna ad arrangiarsi, a fare i conti con la burocrazia, a organizzarsi, a responsabilizzarsi, a relazionarsi con persone sconosciute, ad aprire la mente e a fare profondi respiri quando la disorganizzazione altrui scombina i tuoi piani (ogni riferimento ai ritardi di Trenitalia è puramente casuale).
A volte, presa dallo sconforto, mi lascio scappare un “chi me l’ha fatto fare di andare all’università?”, ma faccio uno di quei respironi profondi che mi calmano e mi dico che nonostante tutto ne è valsa la pena.
Poi arriva il ministro Elsa Fornero, che tanto aveva scosso gli italiani quando si era commossa alla presentazione del nuovo Governo, a definire choosy (che, secondo il Merriam-Webster, significa fastidiously selective) i giovani di oggi e mi paralizzo, tra lo sconcertato e il deluso.
Che dire… Forse è vero, ma un po’ più di tatto non avrebbe guastato.

Un tempo la laurea era garanzia di lavoro.
Se oggi, nel XXI secolo, non è più così, è perché a un certo punto non c’è stato più il bisogno impellente di mandare i figli a lavorare a dieci anni, perché i genitori potevano permettersi di mandarli a scuola. Era sintomo di benessere, di crescita del Paese. Quello che forse nessuno aveva messo in conto è che tutto questo un giorno ci si sarebbe ritorto contro e che l’aver studiato, e di conseguenza il voler fare un lavoro per cui si è studiato, sarebbe diventato una penalità.
Una volta mi hanno proposto di cancellarmi la laurea dal CV perché, così com’è, risulto troppo qualificata per i lavori a cui mi candidavo. Questo è quello che siamo diventati? Un Paese in cui la cultura è una colpa?
A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: non tutti i giovani sono choosy – se usate Tumblr, vi consiglio di seguire Choosy sarai tu per averne la riprova – ma non è neanche vero che tutti non lo sono.
Comunque io quelli che decidono di andarsene dall’Italia un po’ li capisco.

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